In generale…

L’uso di testi e immagini in rete non è sempre libero. Ci sono diritti da rispettare (e da concedere), ovvero diritti “in entrata” e diritti “in uscita”.

Come lettori, quando utilizzate testi o immagini, dovete sempre chiedervi: ho i diritti per utilizzarli?

Come autori, dovete sempre chiedervi: cosa voglio che un lettore possa fare del mio lavoro?

  • se non è diversamente specificato (Licenze), ogni creazione dell’ingegno è tutelata dal diritto d’autore o dal copyright (“Tutti i diritti riservati”). L’utilizzo non è mai libero, e deve essere autorizzato dal detentore dei diritti, che non sempre è facile da reperire.
  • se l’autore associa al suo lavoro una Licenza, si stabilisce a monte cosa può o non può fare il lettore, rendendo tutto più semplice.

Le Licenze Creative Commons (“Alcuni diritti riservati”) servono proprio a questo: è l’autore che sceglie come si può utilizzare il suo lavoro, così il lettore non ha più bisogno di chiedere nessun permesso. Questo breve video lo spiega chiaramente.

Tutto questo è spiegato con chiarezza e semplicità nel video Immagini e testi online: il diritto d’autore alla prova del web, dell’avv. Simone Aliprandi.

Nella comunicazione scientifica e in Open Access…

Nella comunicazione scientifica è più complicato a causa della prassi della cessione dei diritti all’editore. L’autore perde il controllo sulle sue opere nel momento in cui firma il Copyright Transfer Agreement.

In realtà, per la Legge Italiana sul Diritto d’autore (633/1941), i diritti di sfruttamento economico sono cedibili ma indipendenti fra di loro – si può quindi cedere il diritto di pubblicare mantenendo gli altri. Leggi di più

Gli autori devono iniziare ad avere maggiore consapevolezza e a mantenere alcuni diritti utilizzando gli Addenda, clausole aggiuntive ai contratti.

Per poter depositare in un archivio Open Access (come l’archivio IRIS/AperTO) è necessario conoscere la politica di copyright dell’editore cui si sono ceduti i diritti, per non violare i contratti firmati.

Le versioni consentite per il deposito sono:

PRE PRINTprima bozza dell'articolo, senza le correzioni dei revisorispesso consentita, ma potrebbe essere molto differente dalla versione finale
POSTPRINTversione finale dell'articolo, che comprende tutte le correzioni dei revisori, ma non ha il layout e la paginazione editorialeè la versione più comunemente consentita; è detta anche Auhtors' accepted manuscript)
PDF EDITORIALEversione pubblicata, con il layout e la paginazione creata dall'editore (es. testo su due colonne, note a pié pagina…)pochi editori la consentono

Sulla versione consentita, l’editore può richiedere un periodo di embargo, ovvero alcuni mesi in cui il file, pur depositato nell’archivio, non è visibile al pubblico.

  • per gli editori internazionali, si cerca il titolo della rivista sulla banca dati SHERPA-RoMEO. Non limitatevi al codice dei colori, leggete sempre la politica. Ricordate che un segno di spunta grigio NON significa che la versione non è consentita, ma solo che ci sono condizioni da rispettare. Leggi di più…
  • per gli editori italiani, spesso non presenti in SHERPA-RoMEO, abbiamo avviato un censimento e raccolto le risposte.

Se avete altre curiosità, consultate la sezione Dubbi sul copyright di IRIS/AperTO.

La riforma del copyright è necessaria…

Il copyright è nato per tutelare gli autori. Nel mondo della comunicazione scientifica attuale, in cui viene sempre ceduto agli editori, è diventato molto spesso una barriera più che una tutela, perché per ragioni commerciali si oppone alla libera circolazione della conoscenza che è alla base della scienza.

In Europa si sta procedendo alla revisione della Direttiva sul copyright, per renderla più funzionale alle esigenze della European Research Area (ERA).

A febbraio 2016, la posizione del Parlamento sembra più avanzata di quella della Commissione, come risulta da questo prospetto.

Julia Reda, europarlamentare, autrice del Rapporto su cui dovrebbe basarsi la riforma, ha stilato un’ottima sintesi dei punti ancora aperti dopo le dichiarazioni del Commissario Oettinger del 9 dicembre 2015.

LIBER, l’associazione delle biblioteche di ricerca europee, sta combattendo una battaglia per fare accettare le eccezioni al copyright per motivi di ricerca, e soprattutto per poter utilizzare le tecniche di Text e Data Mining, così utili all’avanzamento della scienza e alla competitività dell’Europa.